Gregor sale sul parapetto del terrazzo all’ottavo piano e, osservando il traffico di luci che scorre lento sotto di sé quel sabato sera, riflette sulla sua nuova rivelazione: ora è consapevole di essere solo uno dei personaggi recitati da un autore/attore di nome John Higherr. la scoperta è giunta leggendo il taccuino che porta in tasca e su cui, l’inventore della storia che credeva essere la sua vita, ha appuntato una bozza della descrizione dello smarrimento che prova chi scopre di non essere.
preso il taccuino, poche pagine più avanti, legge:
in fondo, con la più lucida capacità di valutazione di cui un uomo è possibilitato: vale la pena vivere? nel bilancio dei dolori e delle gioie quale ne è l’utile? in quello del tedio e del senso? in quello degli amori e delle illusioni?
essendo già in vita, alla fine, è ragionevole provare a vivere nella migliore delle maniere possibili: accetare l’assurdo come assurdo e viverlo, non scordando mai di essere stranieri di passaggio in questa terra. ci vuole molto coraggio, ogni giorno. oppure basta essere degli idioti e non accorgersi di nulla.
Gregor ripone in tasca quei fogli rilegati e, per fare un dispetto al suo creatore, si butta di sotto.
cadendo però ha il dubbio che questo suo gesto sia stato già voluto e descritto da chi ha già voluto e descritto il resto delle azioni che ora sa non più sue.

































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