Gregor precipita.
cadendo osserva il mondo assurdo in cui vive, la giungla di nonsenso in cui continuamente balugina la meraviglia.
avvicinandosi al suolo chiude gli occhi e a pochi metri dallo schianto si addormenta e sogna di essere il contabile di una ditta portoghese che commercia tessuti, un contabile atipico che negli attimi di pausa dai numeri ragiona sul senso della condizione umana. il suo sogno è nitido: sta riponendo il registro di magazzino nel casetto della scrivania del suo nuovo ufficio. in fondo al cassetto nota qualcosa: un quaderno con la copertina nera. è un taccuino. pieno zeppo di annotazioni. lo mette in tasca per dargli un’occhiata dopo, con calma. le strade di Lisbona sono brulicanti di gente a quell’ora. Gregor esce dal portone del palazzo e si mischia agli altri senza pensieri, consapevole di muoversi verso una casa, la sua, che non ha idea di dove si trovi.

































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