Gregor, seduto alla sua ascrivania in ufficio, si trova tra le mani un quotidiano: dà un’occhiata alle notizie e realizza che colui che si è preso la briga di inventarlo, suo padre in un certo senso, colui che scrive l’improbabile racconto di cui lui è il perno, deve essere un illuso se crede che la sua creatura possa non accorgersi di quanto assurdi siano i fatti riportati su quelle pagine. non è proponibile un posto, nel mondo reale governato dalla logica e dal buon senso, governato dai ladri, in cui a legiferare siano delinquenti eletti da una popolazione così stupida da farsi convincere da beceri propagandisti senza dignità e così ignava da non reagire mai, dove parassitari venditori di assurde superstizioni antiche riescano ancora a vivere sulle spalle di gente già povera di suo riuscendo persino a fare il buono ed il cattivo tempo all’interno del parlamento di uno stato estero e a condizionarne i costumi e persino la ricerca scientifica. Gregor lo sa: questo è troppo grottesco per esser vero, è solo uno stupido scherzo di uno scrittore mediocremente fantasioso a cui sta meditando di ribellarsi definitivamente.
Gregor butta via il giornale, accende la radio e torna sui suoi registri ad annotare numeri…
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