“siamo schiavi delle interpretazioni che noi stessi diamo alle cose. siamo solo l’interpretazione che noi stessi diamo alle cose.”*
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*dal taccuino di John Higherr, 29 marzo 2006 h11:42
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“siamo schiavi delle interpretazioni che noi stessi diamo alle cose. siamo solo l’interpretazione che noi stessi diamo alle cose.”*
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la vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. essa ha un senso se è srotolata e disposta in linea retta, o ben arrotolata. ma così com’è, è un problema senza nucleo, un avvolgersi senza un dove attorno a cui avvolgersi.”* ____
“non ho grandi capacità, né grandi possibilità, solo grandi desideri. questo rende tutto ciò che mi circonda miserevole.”* ____
“vedo che tutto quanto ho fatto, tutto quanto ho pensato, tutto quanto sono stato, è una specie di inganno e di follia. mi stupisco di quello che non sono riuscito a vedere. mi sorprendo di quanto sono stato accorgendomi che in fin dei conti non sono. guardo, come in una distesa al sole che rompe le nuvole, la mia vita passata, e mi accorgo, con uno stupore metafisico, di come tutti i miei gesti più sicuri, le mie idee più chiare ed i miei propositi più logici non siano stati altro che un’ebbrezza congenita, una pazzia naturale, una grande ignoranza. non ho neppure recitato. sono stato recitato. non sono stato l’attore, ma i suoi gesti. tutto quanto ho fatto, ho pensato e sono stato, è una somma di subordinazioni, sia a un ente falso che ho creduto mio perché ho agito partendo da lui, sia di un peso di circostanze che ho scambiato per l’aria che respiravo. in questo momento del vedere, sono un solitario immediato che si riconosce esiliato nel luogo in cui si è sempre creduto cittadino. nel più intimo di ciò che ho pensato non sono stato io.”* ____
“ho sentito molte idee e nessuna mi è sembrata sbagliata, ho ascoltato molti uomini sostenerle e nessuno m’è parso avesse torto. i pensieri sono solo pensieri, fantasmi in un limbo inesistente, le parole solo parole, suoni dispersi nell’aria a rovinare il silenzio.”* ____
“attraverso piccoli malintesi nei confronti del reale noi costruiamo le fedi e le speranze, e così ci nutriamo di croste che chiamiamo dolci, come i bambini poveri che giocano a essere felici.”* ____
John smette di leggere e non riesce a pensare a null’altro che a quell’ultima frase che come una ghigliottina oscilla sulla sua testa: “sono cose che accadono a tutti: ci si sposa, ci si ama ancora un po’, si lavora. si lavora tanto che si dimentica l’amore.”* ____
l’amore, come la fame, è un istinto soddisfacibile solo temporaneamente. e predilige diete variate.* ____
avendo commesso tutti i peccati del mondo posso capire e perdonare tutti i peccatori del mondo.* ____
se di molti fatti o atti mi sembra di essere la causa di altrettanti atti o fatti sono la conseguenza. le azioni che io credo di compiere le compie l’esistenza intera attraverso di me.* ____
Gregor percorre, privo di forza o motivazione, un sentiero sul quale si è ritrovato senza ricordare come. giunge ad un bivio: una Y enorme al cui incrocio dei bracci osserva le due possibilità che gli si parano davanti. si chiede quale senso possa mai avere lo scegliere quando sono infiniti ed imprevedibili gli effetti di ciascuna scelta, quando parte di essi lavoreranno necessariamente per la sua infelicità nonostante era la felicità che si cercava, quando la percezione della gratificazione che si cerca a sua volta dipende da miliardi di fattori in continua mutazione e non trovando riposta si siede per terra, lascia cadere indietro la sua schiena che si adagia sul suolo polveroso, osserva il cielo sapendo che le nuvole non ne fanno parte e capisce che anche lui ormai non fa più parte di questa storia.
l’Essenza Primigenia, e l’Esistenza intera che la rispecchia, non ha volontà né scopi.* ____
sono il padre di una famiglia di sentimenti fratricidi: mio malgraddo assisto agli scontri e ne conto le vittime.* ____
Gregor, seduto alla sua ascrivania in ufficio, si trova tra le mani un quotidiano: dà un’occhiata alle notizie e realizza che colui che si è preso la briga di inventarlo, suo padre in un certo senso, colui che scrive l’improbabile racconto di cui lui è il perno, deve essere un illuso se crede che la sua creatura possa non accorgersi di quanto assurdi siano i fatti riportati su quelle pagine. non è proponibile un posto, nel mondo reale governato dalla logica e dal buon senso, governato dai ladri, in cui a legiferare siano delinquenti eletti da una popolazione così stupida da farsi convincere da beceri propagandisti senza dignità e così ignava da non reagire mai, dove parassitari venditori di assurde superstizioni antiche riescano ancora a vivere sulle spalle di gente già povera di suo riuscendo persino a fare il buono ed il cattivo tempo all’interno del parlamento di uno stato estero e a condizionarne i costumi e persino la ricerca scientifica. Gregor lo sa: questo è troppo grottesco per esser vero, è solo uno stupido scherzo di uno scrittore mediocremente fantasioso a cui sta meditando di ribellarsi definitivamente. Gregor butta via il giornale, accende la radio e torna sui suoi registri ad annotare numeri…
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